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Per radiazioni ottiche si intendono tutte le radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezza d’onda compresa tra 100 nm e 1 mm. Lo spettro delle radiazioni ottiche si suddivide in radiazioni ultraviolette, radiazioni visibili e radiazioni infrarosse. Queste, ai fini protezionistici, sono a loro volta suddivise in:

Effetti sugli occhi

Per vedere, l’occhio deve essere necessariamente esposto alla luce.

Quasi sempre le sorgenti di luce visibile (il sole e le lampade per illuminazione) emettono anche radiazioni non visibili quali la radiazione infrarossa e in misura minore ultravioletta, che sono inefficaci ai fini della visione ma che, viceversa, possono rappresentare un rischio potenziale per l’occhio.

Possibili effetti dell’esposizione alla RUV e UV-A comprendono:

Effetti sulla pelle

Gli effetti più rilevanti che possono manifestarsi sulla pelle a seguito di esposizione acuta e/o cronica alla RUV sono:

L’eritema da esposizione alla RUV è la risposta biologica più studiata e forse più nota della pelle. L’effetto è facilmente osservabile soprattutto negli individui di pelle chiara. La reazione eritemigena si evidenzia con un arrossamento della pelle, indice di vasodilatazione periferica, raggiunge il massimo dopo 12-14 ore, e si risolve in 3-4 giorni.

Nel campo della protezione dagli effetti nocivi della RUV sulla pelle, l’eritema riveste una notevole importanza perché:

  • fra tutti gli effetti prodotti dalla RUV l’eritema è quello che forse più di ogni altro corrisponde alla definizione di effetto deterministico;
  • la risposta eritemigena, sia in termini di spettro d’azione sia di dose-risposta, è il fenomeno macroscopico più rappresentativo della fotosensibilità cutanea individuale)

L’invecchiamento cutaneo è un fenomeno complesso e multifattoriale ed è la risultante dell’invecchiamento cronologico e del fotoinvecchiamento provocato dall’esposizione complessiva alla RUV. Il fotoinvecchiamento si manifesta in misura più o meno accentuata nelle aree maggiormente fotoesposte, braccia, viso, collo ed è caratterizzato da secchezza cutanea, epidermide generalmente ispessita, rugosità, perdita di elasticità, pigmentazione irregolare.

Si ritiene che dette manifestazioni di danno siano prodotte, in parte dall’azione diretta e prolungata della radiazione UV-B e UV-A sulle cellule cutanee ed in parte dall’azione mediata da radicali liberi fotoindotti (superossido e idrossile) (Ayala, 1993).

Il fotoinvecchiamento cutaneo è un effetto ritardato che si manifesta in misura più accentuata negli individui di pelle chiara.

E’ noto che la RUV è in grado di produrre vari danni sul DNA quali:

mutazioni geniche, scambi cromatidici, aneuploidia, etc. e che questi effetti sono o possono essere connessi con la cancerogenesi.

Tra gli effetti sanitari a lungo termine l’induzione di tumori cutanei è di grande rilevanza per numero e gravità.

L’analisi delle più recenti evidenze scientifiche mostra che la radiazione ultravioletta (UV) è uno dei fattori causali maggiori per i carcinomi della pelle (carcinoma spinocellulare e carcinoma basocellulare) e per il melanoma cutaneo, provoca l’invecchiamento precoce della pelle ed effetti nocivi per la salute. A carico dell’occhio, la radiazione UV può comportare lesioni e danni alla retina ed al cristallino.

Lo IARC classifica lo spettro solare della radiazione UV e le lampade abbronzanti come “cancerogeni per l’uomo” (gruppo 1 A): a tale gruppo appartengono sostanze ed agenti per cui è accertata la cancerogenicità sull’uomo.

Per quanto concerne l’uso dei solarium si riportano al riguardo e constatazioni dello IARC (International Agency for Research on Cancer) nel documento Sunbed use in youth unequivocally associated with skin cancer  del 29 Novembre 2006 (scaricabile su questo portale in PDF):

”I dati mostrano un marcato aumento del rischio di melanoma per chi utilizzi apparecchiature solarium prima dei trent’anni: è stato calcolato un incremento del 75% di probabilità di contrarre il melanoma per questi utilizzatori, mentre questo incremento nel totale della popolazione anche se non statisticamente significativo, risulta comunque non trascurabile. L’abbronzatura artificiale non è efficace contro la carenza di vitamina D. Inoltre, dati scientifici mostrano una diminuita risposta immunitaria della pelle in coloro che fanno uso di solarium”.

A tale riguardo l’ICNIRP raccomanda che ”Se sono utilizzate apparecchiature per l’abbronzatura artificiale, dovrebbero essere applicate specifiche raccomandazioni: non dovrebbero essere formulate affermazioni di effetti benefici sulla salute.”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO-OMS) nel documento Fact Sheet N°287 Interim Revision April 2010 afferma quanto segue:

”L’esposizione a raggi UV, siano essi naturali o artificiali da sorgenti quali lampade per abbronzatura artificiale, è un riconosciuto fattore di rischio per tumori della pelle. I raggi UV-B sono considerati cancerogeni in esperimenti in vivo, ed esiste crescente evidenza che i raggi UV-A usati nei solarium, data la loro maggiore capacità di penetrazione contribuiscono ad indurre il cancro. Uno studio condotto in Norvegia e Svezia mostra un incremento di rischio di melanoma maligno tra donne che abbiamo usato regolarmente solarium. […] Ad esclusione dell’abbronzatura, molte persone asseriscono che l’utilizzo di solarium li aiuti ad essere più rilassati ed a provare una sensazione di benessere. E’ difficile quantificare queste asserzioni. (…)

Per quanto concerne la produzione di vitamina D l’OMS asserisce che per la maggior parte della popolazione l’esposizione occasionale alla luce solare, combinata con una normale alimentazione, è sufficiente a fornire adeguato apporto di vitamina D.

La cancerogenesi fotoindotta dalla RUV a carico delle cellule cutanee è un processo multifattoriale di lungo periodo che coinvolge l’organismo attraverso risposte locali e sistemiche fra le quali anche la risposta immunitaria locale e sistemica.

I carcinomi della pelle (basalioni e spinalioni) sono tumori molto frequenti nell’uomo e si manifestano soprattutto in età avanzata e nelle aree maggiormente fotoesposte.

La dose radiante accumulata dal singolo individuo correla con la probabilità che l’evento neoplastico si verifichi ma non influenza sostanzialmente la sua gravità.

Il melanoma cutaneo è una forma molto pericolosa di cancro la cui incidenza, come mostrano indagini condotte soprattutto in Australia e Israele, è legata all’esposizione alla RUV.

In generale, gli individui più a rischio sono quelli di razza bianca che presentano pelle ed occhi chiari, in particolare, i biondi e i rossi di capelli con lentiggini e numerosi nei.

Il melanoma, a differenza dei carcinomi cutanei, presenta una scarsa correlazione con l’esposizione radiante accumulata dall’individuo nel corso della vita: episodi saltuari di intensa esposizione che producano eritema, scottature e vesciche, soprattutto se avvenuti in età giovanile, sono considerati fattori causali che aumentano considerevolmente il rischio di insorgenza di questa neoplasia.

La pelle è un organo molto complesso e non una semplice barriera di separazione fra l’ambiente esterno ed il corpo. In essa ha sede e svolge la sua funzione una parte importante del “braccio periferico” del sistema immunitario.

Si è osservato che l’esposizione alla RUV altera la risposta immunitaria a livello locale e sistemico deprimendo sia la risposta umorale mediata dai linfociti B sia quella cellulare mediata dai linfociti T.

Non è raro che a seguito di una intensa esposizione alla radiazione solare in alcuni individui compaiano, in particolare sulle labbra, lesioni tipiche provocate dal virus dell’herpes simplex. Si ritiene che l’esposizione alla RUV deprima temporaneamente il sistema immunitario permettendo al virus, presente in forma latente, di moltiplicarsi.

L’esposizione alla RUV e la contemporanea assunzione di alcuni composti chimici può provocare, in alcuni individui, delle reazioni di fotosensibilizzazione che si manifestano con tipiche reazioni cutanee. Le reazioni cutanee da fotosensibilizzazione sono prodotte da:

  • effetti fotoallergici
  • effetti fototossici.

Molti sono i prodotti di sintesi (ad esempio i principi attivi contenuti nei farmaci) e naturali (estratti di piante, sostanze cosmetiche, profumi) che possono produrre i suddetti effetti. E’ importante sottolineare che la RUV di lunghezza d’onda maggiore, in particolare la radiazione UV-A, è più efficace nell’indurre reazioni fototossiche e fotoallergiche, perché penetra più in profondità e quindi è in grado di interagire più facilmente con molecole fotoattive (cromofori) assunte per via sistemica e presenti nel microcircolo periferico

Delimitazione aree

Ai sensi dell’art. 217, comma 2, del DLgs.81/2008 (ma anche dell’Allegato XXV, punti 3.2 e 3.3, richiamati dall’art.163 dello stesso Decreto), è necessario delimitare le aree in cui i lavoratori o le persone del pubblico possono essere esposti a tale rischio.

L’area va indicata tramite segnaletica e l’accesso alla stessa va limitato laddove ciò sia tecnicamente possibile e sussista un rischio di superamento dei valori limite di esposizione.

Nel caso delle radiazioni ottiche incoerenti, mancando uno specifico cartello di avvertimento, si fornisce l’indicazione di utilizzare quello previsto per la marcatura delle macchine che emettono ROA non coerenti ai sensi della norma EN 12198, come riportato in Figura 1.

Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)

Al fine di proteggere i lavoratori dai rischi che possono provocare danni agli occhi e al viso, una volta identificati e valutati i rischi ed adottate tutte le misure concretamente attuabili per la loro eliminazione o riduzione, il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare anche i dispositivi di protezione degli occhi e del viso più efficaci per contrastare i tipi di rischio presenti.

Per la protezione di occhi e viso si utilizzano occhiali (con oculare doppio o singolo), maschere (del tipo a scatola o a coppa) e ripari facciali (per saldatura o altro uso).

I rischi per gli occhi e il viso riscontrabili in ambiente di lavoro possono essere suddivisi in rischi meccanici ed elettrici, rischi chimici e biologici e rischi da radiazioni

Sorveglianza Sanitaria

Premesso che in ogni caso deve essere previsto un tempestivo controllo del Medico Competente ove si fosse riscontrata un’esposizione superiore ai valori limite, in considerazione del fatto che la sorveglianza sanitaria di cui all’art.218 del D.Lgs 81/08 è effettuata con lo scopo di prevenire tutti gli effetti dannosi derivanti dall’esposizione, appare logico attivare gli accertamenti sanitari preventivi e periodici certamente per quei lavoratori che, sulla base dei risultati della valutazione del rischio, debbano indossare DPI di protezione degli occhi o della pelle in quanto altrimenti potrebbero risultare esposti a livelli superiori ai valori limite di legge (nonostante siano state adottate tutte le necessarie misure tecniche di prevenzione, mezzi di protezione collettiva nonché misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro). Con specifico riferimento alla radiazione ultravioletta e alla luce blu, possono essere messi in atto interventi mirati di sorveglianza sanitaria finalizzata alla prevenzione dei danni a lungo termine quando le esposizioni, anche se inferiori ai valori limite, si possono protrarre nel tempo (mesi, anni).

Per quanto riguarda i soggetti particolarmente sensibili, che potrebbero essere esposti ad un rischio significativo anche a valori inferiori ai limiti di legge, saranno individuate dal Medico Competente la periodicità dei controlli sanitari e le misure protettive specifiche da mettere in atto in relazione alla tipologia ed entità dell’esposizione ed alle condizioni di suscettibilità individuale emerse dal controllo sanitario.

Soggetti particolarmente sensibili al rischio

Viene di seguito fornito un elenco, da ritenersi non esaustivo, di soggetti particolarmente sensibili (ove non diversamente specificato si intende a tutto lo spettro ottico):

Informazione e Formazione

L’informazione e la formazione dei lavoratori professionalmente esposti a ROA devono sempre comprendere:

  • uso corretto delle attrezzature;
  • uso corretto dei dispositivi di prevenzione collettiva (es.: schermature);
  • procedure di lavoro corrette;
  • quando e come indossare correttamente i DPI e relative indicazioni e controindicazioni sanitarie all’uso;