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In chiaro i dati sanitari di un milione di pazienti, scatta multa da 7 milioni

Sole24ore, 3 ottobre 2026

Secondo il Garante della privacy sarebbe stato possibile isolare e re-identificare i singoli pazienti grazie alle informazioni presenti in una banca dati. 

Dall’anno di nascita al sesso, passando per diagnosi, sintomi, prescrizioni, esami, vaccinazioni e dati di localizzazione. Le informazioni sulla salute di un milione di pazienti di 800 medici di famiglia, inserite in una banca dati costituita da Iqvia Solutions Italy, non sarebbero state anonime. Proprio per questo la società, parte di un gruppo multinazionale attivo nell’analisi dei dati sanitari e nella ricerca clinica, è stata sanzionata per sette milioni di euro da parte del Garante per la protezione dei dati personali. 

Secondo la ricostruzione del Garante, il codice associato a ciascun paziente avrebbe consentito di seguirlo nel tempo e, grazie alle informazioni contenute nella banca dati, sarebbe dunque stato possibile isolare e re-identificare i singoli pazienti «con mezzi ragionevoli».

L’autorità accusa la società anche di aver trattato dati sulla salute senza un’idonea base giuridica e senza informare adeguatamente i pazienti. In aggiunta, Iqvia non avrebbe definito i tempi di conservazione. I dati, infatti, risalivano fino al 2001. Infine, secondo il Garante, non sarebbe stata effettuata la valutazione d’impatto e non sarebbero state adottate misure di sicurezza adeguate.

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